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Quando gli smartphone avranno l’airbag

In attesa che Amazon sveli il suo misterioso e-reader-tablet il prossimo ottobre, dall’ufficio brevetti americani spunta un progetto firmato Jeff Bezos, in cui si descrive nel dettaglio un sistema per evitare cadute distruttive, basato su airbag, molle e propulsori a gas.

È agosto, stai camminando per strada e sei troppo rapito dallo schermo del tuo nuovo smartphone per guardare dove metti i piedi. Stai scorrendo i twit dei tuoi contatti quando inciampi in una crepa del marciapiedi e il cellulare ti schizza via di mano come una saponetta bagnata. A quel punto tutto procede al rallentatore: il tuo telefonino da 600 euro si proietta in un tuffo carpiato verso l’asfalto, la tua mano si allunga nel disperato tentativo di recuperarlo, la tua bocca articola imprecazioni da scomunica, e nel frattempo una parte di te si trova a sperare che tra tutte le funzionalità del tuo smartphone ci sia anche qualcosa di simile a un airbag per telefonini.

Dev'essere successo qualcosa di simile a Jeff Bezos, CEO di Amazon, o al suo vice Greg Heart, a giudicare da un brevetto depositato a loro nome presso il Patent & Trademark Office e intitolato Protecting devices from impact damage. Si tratta in sostanza di una lunga serie di stratagemmi hi-tech, ideati per individuare, prevenire e limitare i danni derivanti dall’ impatto con superfici solide. Nell’ansia di coprire ogni possibile rielaborazione dei loro concetti, la coppia Bezos-Heart ha descritto scenari al limite dell’improbabile: ventole riorientanti, multi-airbag, cuscinetti d’aria e molle estroflessibili. Insomma, i due capoccia di Amazon intendono racchiudere nel case di uno smartphone (o, più probabile, di un tablet) una tecnologia da farlo somigliare più a un tomahawk di nuova concezione (o a un gadget da 007) che a un dispositivo mobile.

I cinque sensi del telefonino
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Il primo presupposto di un sistema automatico di evitamento del danno è che l’oggetto in questione sia in grado di capire quando sta per affrontare un impatto pericoloso e di che tipo di impatto si tratta. Per questo, Bezos ipotizza di sfruttare cinque strumenti: accelerometro, giroscopio, infrarossi o sonar, raggi x e sensori di superficie. Attraverso l’accelerometro sarà possibile determinare quando il telefonino è in caduta libera e con quale forza rischia di impattare al suolo. Il giroscopio servirà a valutare la rotazione nell’aria del dispositivo. Un generatore di suoni o luce (sonar o infrarossi, radar o laser) permetterà di valutare la distanza tra l’oggetto in caduta e la superficie d’impatto. Un sistema a raggi X potrebbe valutare il tipo di superficie verso cui il dispositivo si sta scontrando (erba, acqua, asfalto etc.) mentre nella superficie sarebbero integrati materiali sensibili alla pressione che consentirebbero al dispositivo di sapere quando non è più a contatto con un’altra superficie (che sia una tasca, una mano o la scrivania di casa).

L’airbag
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L’idea più curiosa è probabilmente quella di dotare il dispositivo di un airbag e di una capsula ad aria compressa, in grado di attivarsi non appena il sistema di sensori abbia certificato l’esistenza di un pericolo.

Una volta che l’impatto calcolato supera una soglia limite, il sistema gonfia l’airbag in modo da attutire la caduta ed eventualmente, si legge nel brevetto: “ neutralizzare ogni possibile danno”. Bezos e Heart ritengono che il punto più adatto per collocare l’airbag nella parte bassa del dispositivo, quella più soggetta a urti, ma non escludono la possibilità di inserire altri airbag in corrispondenza dei lati, del retro o addirittura sul lato dello schermo.

Il sistema di riorientamento
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Proprio come un gatto quando cade dal balcone, il dispositivo aumentato immaginato da Bezos e Heart sarà dotato di un sistema di riorientamento che, sfruttando i dati raccolti dal giroscopio, farà in modo che il telefonino atterri nella posizione meno soggetta a danni (ovvero, quella che consente un più efficace sfruttamento dell’airbag). Questo riorientamento potrebbe essere ottenuto attraverso un sistema di propulsione a gas (viene liberata aria da piccole capsule pressurizzate per ottenere la giusta posizione del dispositivo), oppure attraverso lo sfruttamento di un peso mobile (che i brevettatori individuano nella batteria stessa) che consenta di modulare la posizione di caduta. Bezos e Heart ipotizzano inoltre di sfruttare i micro-propulsori a gas per creare una sorta di cuscino d’aria che, oltre a riorientare il dispositivo, aiutino a limitare l’impatto dell’oggetto con il suolo. Non bastasse, nel brevetto si parla anche di molle estroflessibili poste in vari punti del dispositivo mobile, pronte a schizzare fuori una volta che il sistema di evitamento del danno segnali l’imminente impatto.

di Redazione, 20/8/2011 [FONTE]